Alcol e mortalità oncologica

Nuovo studio USA riapre il dibattito sul rapporto tra alcol e tumori

#Milano 20 Mag 2026
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COMUNICATO STAMPA

Nuovo studio USA riapre il dibattito sul rapporto tra alcol e tumori: serve un approccio più equilibrato e basato sulla complessità dei dati


Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of General Internal Medicine, il consumo leggero di alcol non sarebbe associato a un aumento della mortalità oncologica, mentre il rischio cresce nei forti consumatori. IRVAS: “Evidenze che invitano a superare semplificazioni e polarizzazioni”

Milano, 20 maggio 2026. – Un nuovo studio americano pubblicato sul Journal of General Internal Medicinei riporta al centro dell’attenzione scientifica il tema del rapporto tra consumo di alcol e mortalità oncologica, suggerendo la necessità di un approccio più articolato e meno ideologico al dibattito.

La ricerca, basata sui dati dello studio di coorte REGARDS (Reasons for Geographic and Racial Differences in Stroke), ha analizzato 26.694 adulti statunitensi seguiti per un periodo mediano di 13,3 anni. Nel corso del follow-up sono stati registrati 2.306 decessi correlati al cancro. Dopo l’aggiustamento per numerosi fattori confondenti – tra cui età, sesso, etnia, condizioni socioeconomiche, fumo, attività fisica e stato di salute – gli autori hanno osservato un aumento del rischio di mortalità oncologica nei consumatori forti di alcol (+21% rispetto agli astemi), mentre nei consumatori leggeri è emersa una riduzione del rischio del 13%. Nei consumatori moderati non è stata rilevata un’associazione statisticamente significativa con la mortalità per cancro.

«Il lavoro pubblicato sul Journal of General Internal Medicine aggiunge nuovi elementi di complessità a un tema che negli ultimi anni è stato spesso affrontato in modo semplificato, senza distinguere adeguatamente tra abuso, consumo moderato, modelli alimentari e contesto complessivo dello stile di vita e spesso senza distinguere fra bevande alcoliche di tipo diverso», commenta il Prof. Attilio Giacosa, Presidente IRVAS. «Questo studio non “assolve” l’alcol né mette in discussione i rischi legati al consumo eccessivo, che restano ben documentati e certamente responsabili di varie tipologie di cancro così come di molte altre patologie, indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica prevalentemente consumata. Tuttavia, questa ricerca scientifica evidenzia ancora una volta come il rapporto tra alcol e tumori non possa essere ridotto a una lettura univoca e astratta. In particolare, il vino continua a rappresentare un tema specifico di discussione scientifica quando consumato moderatamente, durante i pasti e all’interno di un modello alimentare equilibrato come quello mediterraneo. Non solo quantità e modalità di consumo, ma anche alimentazione, fumo, attività fisica e quadro metabolico incidono profondamente sul rischio e devono essere considerati insieme»..

Gli stessi autori dello studio invitano alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Lo studio presenta, infatti, alcune limitazioni dichiarate: non distingue i diversi tipi di tumore responsabili dei decessi, non valuta separatamente le differenti bevande alcoliche e si basa su dati di consumo auto-riportati dai partecipanti. Inoltre, gli autori sottolineano che gli apparenti effetti favorevoli osservati nei consumatori leggeri potrebbero riflettere in parte fattori residui legati allo stile di vita complessivo e non essere attribuibili direttamente all’alcol in sé.

Proprio questo aspetto, secondo IRVAS, rafforza la necessità di riportare il dibattito su basi più rigorose e meno polarizzate, evitando sia minimizzazioni sia approcci allarmistici.

«La scienza procede attraverso il confronto tra dati e interpretazioni basate sulle evidenze, non attraverso posizioni assolute. Oggi – prosegue il prof. Attilo Giacosa – il tema alcol e salute, in particolare quando si parla di vino, tende spesso a essere trattato in modo dicotomico: da una parte chi nega qualsiasi rischio, dall’altra chi considera ogni livello di consumo equivalente. La realtà epidemiologica è più complessa e richiede un confronto aperto tra discipline diverse. Vi è necessità di ulteriori studi più analitici e approfonditi e in particolare di studi di intervento, come lo studio UNATI, finanziato dalla comunità europea e attualmente in corso in Spagna su 10.000 adulti di cui 5.000 non consumeranno bevande alcoliche per 4 anni e 5000 berranno vino con moderazione per lo stesso periodo. Questo ed altri studi similari potranno realmente fornire informazioni molto rigorose».

Nel dibattito scientifico internazionale continua, infatti, a emergere la necessità di distinguere il vino dalle altre bevande alcoliche almeno sul piano epidemiologico e comportamentale, considerando non solo il contenuto alcolico, ma anche modalità e contesto di consumo. Diversi studi suggeriscono che il consumo moderato di vino durante i pasti, inserito in uno stile di vita sano e nel modello alimentare mediterraneo, presenti caratteristiche differenti rispetto al consumo di altre bevande alcoliche, fermo restando che l’eccesso nel consumo di qualsiasi bevanda alcolica appare sempre nocivo non solo per il rischio oncologico, ma anche per l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari, di diabete e di molte altre patologie e di incremento del rischio di mortalità per tutte le cause. Questo tema, secondo IRVAS, richiede ulteriori approfondimenti scientifici e analisi più rigorose e dettagliate per permettere un dibattito scientifico basato su dati ed evidenze, evitando semplificazioni o letture ideologiche.

i Pinheiro, L.C., Jumonville, G., Ringel, J. et al. Reevaluating the Alcohol–Cancer Link: Long-Term Cancer Mortality Outcomes in the REGARDS Study. J GEN INTERN MED (2026). https://doi.org/10.1007/s11606-026-10479-3.