Vino sì o vino no? Tra scienza, falsi miti e stile di vita: la risposta del professor Attilio Giacosa

24 Aprile 2026

(Agen Food) – Roma, 24 apr. – di Giordana Oddi – Nel dibattito su salute e alimentazione, pochi temi dividono quanto il consumo di vino. Da una parte titoli allarmistici e messaggi semplificati, dall’altra studi scientifici, dati e interpretazioni spesso troppo complesse da decifrare. Il risultato è un rumore di fondo in cui è sempre più difficile capire cosa sia davvero corretto.

Per fare chiarezza abbiamo parlato con il professor Attilio Giacosa, medico gastroenterologo, scienziato e presidente di IRVAS (Istituto per la Ricerca su Alimentazione, Vino e Salute), realtà che si occupa proprio di mediare tra ricerca e informazione pubblica, e che invita a riportare il dibattito su un piano più solido e certo: quello dei dati.

1. Perché oggi parlare di vino e salute sembra così complicato?

“Il problema è che il cittadino si trova immerso in un flusso continuo di opinioni diverse, spesso contrastanti tra loro. Il punto è che molte di queste letture semplificano eccessivamente un tema che, invece, è scientificamente complesso.

La scienza non lavora con opinioni, ma con numeri, evidenze e verifiche. Oggi invece capita che intervengano sul tema anche persone competenti in altri ambiti, ma senza una conoscenza diretta dei dati. E questo genera inevitabilmente confusione. Eppure i dati ci sono, sono solidi, e devono restare il punto di partenza di qualsiasi ragionamento serio.”

2. Vino, alcol e quantità: dove si crea davvero la confusione?

“Il primo errore è mettere tutto nello stesso contenitore. Il vino non è un generico ‘alcolico’: nasce dalla fermentazione dell’uva e contiene una serie di composti bioattivi che interagiscono con l’organismo in modo diverso rispetto ai superalcolici.

Il secondo punto è la quantità. L’abuso di alcol è indiscutibilmente dannoso: aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, tumori, demenza e mortalità. Ma questo riguarda l’eccesso, non il consumo moderato.

Quando parliamo di consumo moderato — uno o due bicchieri al giorno — entriamo in un’altra dimensione. Il punto critico è che spesso queste due realtà vengono confuse, e così il dibattito perde precisione.”

3. Conta più la quantità o il modo in cui si beve?

“Conta moltissimo il contesto, forse più della quantità stessa. Oggi non possiamo più ragionare solo in termini di ‘dose’, ma dobbiamo guardare allo stile di vita.

Nel modello mediterraneo il vino non è mai isolato: è parte del pasto, del momento sociale, della convivialità. È un gesto che si inserisce in una relazione, non un atto solitario o scollegato dal cibo. Rientra con i legami della nostra terra, il paesaggio, gli amici, la famiglia.

Bere un bicchiere di vino a tavola, con una cena condivisa, ha un significato completamente diverso rispetto a un consumo fuori pasto. Anche la dimensione emotiva e relazionale entra in gioco e diventa parte dell’equilibrio complessivo.”

4. Cosa dice la scienza sulla dieta mediterranea e sugli studi più recenti?

“Il riferimento nasce dagli studi di Ancel Keys, che, durante la Seconda Guerra Mondiale, osservò come nei Paesi del Mediterraneo ci fosse una minore incidenza di malattie cardiovascolari, per poi sviluppare approfondimenti pionieristici sull’epidemiologia di queste patologie, che lo condussero a formulare le ipotesi sull’influenza dell’alimentazione e sui benefici legati all’adozione della cosiddetta dieta mediterranea — espressione da lui stesso coniata come polirematica. La dieta mediterranea è stata poi approfondita anche dalla scuola di Harvard con Walter Willett.

In questo modello il vino è presente fin dall’inizio, sempre in quantità moderate e sempre durante i pasti.

A questo filone si affianca il contributo fondamentale degli studi coordinati da Miguel Ángel Martínez-González, tra cui i grandi progetti PREDIMED (2018), e successivi approfondimenti PREVIMED, SUN e più recentemente il progetto UNATI. Si tratta di studi di coorte di lunga durata che hanno analizzato decine di migliaia di individui nel contesto della dieta mediterranea, valutando l’impatto complessivo dello stile alimentare e del consumo moderato di vino sulla salute.

Le evidenze più solide mostrano che un consumo moderato di vino all’interno della dieta mediterranea è associato a una riduzione del rischio cardiovascolare intorno al 20%. Studi molto ampi, come quello presentato all’American College of Cardiology su oltre 340.000 persone, confermano la stessa direzione: il consumo moderato è associato a un rischio più basso di malattie cardiovascolari, mentre l’eccesso lo aumenta in modo significativo.”

5. E il tema cancro? Come va letto davvero?

“Dire che l’alcol è un fattore di rischio per il cancro è corretto, ma va spiegato bene. Il rischio è legato soprattutto all’abuso e alla durata dell’esposizione, non al consumo moderato inserito in uno stile di vita equilibrato.

Ci sono situazioni specifiche, come nelle donne con predisposizione al tumore al seno, in cui è giusto evitare completamente l’alcol. Ma trasformare questo principio in una regola universale per tutti non è scientificamente corretto.

Il punto è sempre lo stesso: semplificare troppo significa perdere la realtà dei dati.”

6. Giovani, abitudini e messaggio finale: cosa dovremmo capire davvero?

“Oggi il tema più delicato riguarda i giovani. Il vero problema non è il vino, ma il fenomeno del binge drinking: non toccare alcol durante la settimana e poi concentrarne tutto il consumo nel weekend, spesso con superalcolici. È un comportamento che espone a rischi importanti e che sta diventando sempre più diffuso, soprattutto, mio malgrado, nelle ragazze giovani che per ragioni biologiche possiedono una capacità di detossicazione molto più bassa. É una modalità di consumo e abuso ormai troppo diffusa nella nostra realtà e richiede la costruzione di programmi e progetti mirati. Stiamo lavorando proprio a un’ipotesi progettuale dedicata all’educazione al consumo consapevole di alcolici nelle fasce più giovani, per le quali è necessario avviare percorsi educativi strutturati.

È un ambito su cui spesso si incontra resistenza: il mondo della scuola tende a entrare in difficoltà quando si affronta il tema dell’alcol, così come le famiglie. Eppure il punto centrale è proprio questo: il modo migliore per prevenire non è evitare di parlarne, ma informare correttamente.

Chi non beve non deve iniziare. Non c’è alcuna indicazione scientifica in questo senso. Ma chi consuma alcol dovrebbe continuare a farlo scegliendo il vino, con moderazione, e soprattutto all’interno dei pasti e di uno stile di vita equilibrato.

Serve educazione, non paura. E serve soprattutto riportare il dibattito su ciò che conta davvero: i dati, non le semplificazioni.”

Vino sì o vino no? La scienza non risponde con uno slogan, ma con una condizione: dipende da come, quanto e perché. Nel rumore di un dibattito sempre più polarizzato, il professor Giacosa riporta la discussione su un piano più concreto e meno ideologico, dove la salute non si difende con le semplificazioni, ma con la comprensione. E proprio lì, nella complessità dei dati, si trova una verità più difficile, ma anche più onesta.


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